A:”Non ci sono più soldi.”
B:”Va bene, ma almeno ancora duecento euro riuscirete a scavarli no?”
A:”Forse, ma andrebbero sottratti al budget e poi tieni presente che dopo di te arriva un’altra persona e non avrà più nulla.”
B:”Eh vabbeh si arrangerà in qualche modo.”

La prima telefonata del mattino riassume brillantemente la miopia di quest’epoca.

E poi c’è anche un’altra cosa. Un po’ ovunque leggo persone che si sentono in dovere di dire la propria, di giudicare gli altri, di sparare sentenze. Non punti di vista, non opinioni.. no no, sentenze. Non in punta di piedi, ma sbattendoli. A caccia di like, di cuoricini, di applausi.O semplicemente di polemica (io semmai rientro in questa categoria).

Ma davvero mi importa? Io sono così stanca di dover sempre rendere conto agli altri. Faccio già così tanti dialoghi con me stessa che i miei neuroni stanno cercando di suicidarsi nel tentativo di sfuggire alle mie seghe mentali. Mi interessano davvero l’opinione di tutti, l’attenzone di tutti? Anche no.

C’è questa mania di mettere tutto in piazza. E le foto, e i selfie, e l’immagine studiata, e quello che a tutti i costi dobbiamo condividere. Dal momento bello alla tristezza à la “dammi una lametta che mi taglio le vene”.. è bello condividere, ma oggi mi chiedo.. non siamo più capaci di gustare qualcosa in silenzio? Di goderci un paesaggio,di guardarci dentro e non allo specchio, di coltivare un sentimento.. di dimenticarci del giudizio altrui per un momento? Di condividere davvero con chi è qui con noi in questo momento? E soprattutto di essere presenti anche se le foto, le frasi, le polemiche non ci ricordano dell’esistenza altrui, regalandoci la pericolosa illusione di essere vicini.. quando siamo solo passivi.

Non lo so. So che sono arrivata alla nausea e che oggi mi sono resa conto in prima persona di quanto poco presente io stessa sia con coloro a cui tengo. Oggi, che è una giornata come tante altre in fin dei conti, ma forse anche no.

La verità è che sono stanca delle verità altrui.

Technological progress has merely provided us with more efficient means for going backwards.
A. Huxley (via mycolorbook)
That men do not learn very much from the lessons of history is the most important of all the lessons of history.
A. Huxley (via mycolorbook)

Comincio a sviluppare allergia ai vari “ahahahaha” di commento sotto foto o cazzate altrui perchè mi immagino chi li digita: seduto davanti al pc, annoiato, scroll scroll, “ahahaha”, faccia impassibile.

Ah no, quella sono io.

Vorrei non essere così pessimista, ma tutto intorno a me mi parla di rovina.

Poichè non sappiamo quando moriremo, si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile; però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte.
Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita - forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno.
Quante altre volte guarderete levarsi la luna - forse venti - eppure tutto sembra senza limite.

Da “Il tè nel deserto” di Bernardo Bertolucci (via malinconialeggera)

Ha piovuto quasi ininterrottamente per due settimane.

Oggi c’è il sole. Io ovviamente oggi sono di nuovo in ufficio.